Quando ho iniziato a scrivere questa storia, quattro anni fa, non avevo idea di dove mi avrebbe portato. Non parlo solo del finale della saga, ma del percorso interiore, creativo ed emotivo che ha accompagnato ogni parola.
Scrivere non è semplicemente mettere in fila delle frasi. È ascoltare, dubitare, cancellare. È fermarsi, rileggere, poi ripartire da un punto diverso. È un processo che ha bisogno di tempo, fallimenti e scoperte. All’inizio, lo ammetto, avevo fretta: la voglia di finire, di pubblicare, di vedere il risultato mi spingeva a correre. Ma la fretta e la profondità raramente vanno d’accordo.
Con il tempo ho imparato che le storie hanno bisogno di maturare, proprio come chi le scrive. Ho capito che ogni capitolo aveva qualcosa da insegnarmi, e che le revisioni non erano ostacoli, ma strumenti per avvicinarmi a ciò che volevo davvero raccontare.
Ora, dopo quattro anni di lavoro costante, riscritture, cadute e ripartenze, sento finalmente che questa storia è pronta. Non solo perché ho messo il punto finale a una trama, ma perché sono cresciuto abbastanza da raccontarla come merita.
Quello che sta per arrivare non è solo un libro. È il frutto di un viaggio, un percorso di crescita, una sfida superata. Ed è solo l’inizio di qualcosa di più grande.


