Era inverno. Uno di quei giorni in cui fuori fa buio troppo presto e il silenzio del tardo pomeriggio sembra fatto apposta per concentrarsi. Seduto sul divano, avvolto in un plaid, con il portatile sulle gambe e una tazza di tè ormai tiepido sul tavolino, lavoravo alla versione ebook del mio libro.
Non era ancora il momento di pubblicarlo. Quello sarebbe arrivato più avanti. In quel momento stavo preparando un file .epub solo per me, per rileggerlo in digitale, come un vero lettore.
Scrivere un libro non è mai solo una questione di parole. C’è anche un lavoro silenzioso e invisibile fatto di riletture, impaginazioni, formattazioni e piccoli accorgimenti tecnici. È il lato meno romantico della scrittura, ma per me è diventato uno dei momenti più preziosi: il passaggio alla lettura digitale.
Leggere il proprio testo su un Kindle, in un formato professionale, cambia la percezione delle frasi. Ti costringe a guardarlo da fuori. Non è più il tuo file di Word pieno di appunti e correzioni: è un libro. E in quel formato, ogni ripetizione, ogni frase stonata, ogni distrazione emerge con più forza.
Ogni trucco è valido per stanare gli errori nascosti, e questo – per me – è uno dei più efficaci.
Col tempo, rileggere in digitale è diventata una delle mie fasi preferite. Un modo per rallentare, per avvicinarmi al lettore, per dare l’ultima rifinitura a un lavoro durato mesi. È il momento in cui la storia inizia davvero a diventare libro.


