Un’estate insolitamente calda aveva investito la capitale, con temperature decisamente superiori alla norma. Il Primo Mago Zaio passeggiava nervosamente nel suo studio, passandosi una mano sulla fronte per asciugare il sudore.
I suoi pensieri erano rivolti al Mago Tadashi. Era partito dieci giorni prima per Komori, un piccolo villaggio a est di Chushin, per risolvere una controversia territoriale tra due contadini che si contendevano un terreno coltivabile. Da allora non aveva più avuto sue notizie. Non rispondeva nemmeno alle chiamate attraverso la Sfera magica denwa. Doveva essergli successo qualcosa.
Preoccupato per l’amico, decise di recarsi direttamente nello studio dell’Imperatore Eien.
Il segretario di corte Kenzo sollevò lo sguardo appena lo vide. «Mago Zaio.»
«Ho bisogno di vedere l’imperatore. È nel suo studio?»
«Sì, lo avverto subito.»
Kenzo si alzò, bussò alla porta e scomparve all’interno. Ne uscì poco dopo, invitando il Primo Mago a entrare. «L’Imperatore Eien è pronto a riceverla.»
Zaio varcò la soglia e fece un rispettoso inchino. «Imperatore Eien, sono preoccupato per il Mago Tadashi. È partito dieci giorni fa per Komori, un piccolo villaggio a est della capitale, per risolvere una disputa territoriale. Da allora non ho più avuto sue notizie. È passato troppo tempo, considerando che il villaggio dista soltanto un giorno di viaggio.»
L’imperatore si appoggiò allo schienale della poltrona. «Ha provato a contattarlo attraverso la Sfera magica denwa?»
«Naturalmente, diverse volte», rispose Zaio. «Non ha mai risposto, ed è proprio questo che mi preoccupa maggiormente. Le chiedo il permesso di recarmi sul posto per scoprire cosa sia accaduto.»
«Vada pure, Mago Zaio, ma sia prudente.»
Il Primo Mago non perse altro tempo. Raggiunse la propria camera, raccolse in uno zaino ciò che poteva servirgli e si diresse verso le stalle imperiali. Montò in groppa a un komashi e lasciò Chushin diretto a Komori.
Le stelle punteggiavano il cielo scuro quando il Mago Zaio raggiunse Komori. Ormai era troppo tardi per fare domande, così si diresse verso la piccola locanda del villaggio. Spinse la pesante porta ed entrò, accolto dall’odore della birra mescolato a quello dello stufato di carne.
La locandiera, una donna dal volto cordiale, gli si avvicinò con un sorriso. Riconobbe immediatamente l’uniforme del Primo Mago e comprese chi aveva davanti.
Fece un inchino. «Benvenuto a Komori, Mago Zaio.» Sollevò il capo e sorrise nuovamente. «Come posso servirla?»
Zaio rimase sorpreso di essere stato riconosciuto. «È molto tardi. Vorrei una stanza per trascorrere la notte.»
«Certamente, mi segua», rispose la donna, facendogli strada.
La mattina seguente, il mago scese nella sala comune per fare colazione. Si accomodò su uno sgabello davanti al bancone e attese che la locandiera si avvicinasse.
La donna lo notò e lo raggiunse. «Mago Zaio, cosa desidera per colazione?»
«Se possibile, delle uova di garuna e del latte, grazie.»
«Molto bene», rispose, dirigendosi verso la cucina sul retro.
Poco dopo tornò con un piatto in una mano e una ciotola nell’altra, che posò davanti a lui. «Ecco a lei, Mago Zaio.»
Il mago le rivolse un sorriso, ma il suo volto tornò subito serio. «Sono venuto in questo villaggio perché il Mago Tadashi è stato visto qui l’ultima volta prima di scomparire. Lei lo ha incontrato?»
La donna si guardò intorno, allarmata, poi si avvicinò a Zaio abbassando la voce. «Sì, ha alloggiato in questa locanda, ma è scomparso nel nulla. Conservo ancora le sue cose nel retro. Non ho idea di dove sia andato.»
Un altro avventore richiamò la sua attenzione e la locandiera si allontanò per servirlo.
Zaio cominciò a consumare la colazione quando sentì una mano sfiorargli il braccio. Si voltò e si trovò davanti un ragazzo dai capelli rossi spettinati. Il volto era ricoperto di lentiggini, tra le quali spiccavano due occhi azzurri. Indossava abiti modesti, visibilmente consumati.
«Mi scusi, Mago Zaio», esordì il ragazzo con voce incerta. «Mi chiamo Atsushi Nakahara. Forse so qualcosa.»
Zaio si alzò e lo invitò a seguirlo fino a un tavolo nell’angolo della sala. Posò il piatto e la ciotola davanti a sé e rivolse tutta la sua attenzione al ragazzo. «Raccontami.»
«Quattro giorni fa ho visto il mago che sta cercando. Stava per rimettersi in viaggio quando due uomini gli si sono avvicinati. Non so cosa si siano detti, ma l’ho visto seguirli ed entrare in una casa ai margini del villaggio.»
«Puoi accompagnarmi?» chiese Zaio.
Il ragazzo abbassò lo sguardo sulle uova del mago. «Sì, certamente.»
Zaio sollevò una mano per richiamare l’attenzione della locandiera. «Porti delle uova e del latte anche per questo ragazzo.»
Atsushi si raddrizzò e gli rivolse un sorriso riconoscente. «Grazie, Mago Zaio. È molto gentile.»
Il Primo Mago gli posò affettuosamente una mano sul braccio. «Dopo colazione mi accompagnerai dove hai visto il Mago Tadashi.»
La casa dove Atsushi aveva visto il Mago Tadashi era una semplice costruzione in legno, con una veranda sulla facciata. Zaio seguì il ragazzo lungo il perimetro dell’abitazione, compiendo un giro completo. La casa sembrava deserta e dall’interno non proveniva alcun rumore.
Atsushi rivolse un sorriso al mago, poi corse verso un lato della casa. Raccolse un sasso da terra e lo scagliò contro il vetro di una finestra, mandandolo in frantumi.
Zaio, allarmato dal rumore, si affrettò a raggiungerlo, ma non fece in tempo a pronunciare una parola che vide le gambe del ragazzo sparire all’interno.
Si portò una mano alla bocca, preoccupato. «Che ragazzo imprudente! E se ci fosse qualcuno nascosto?»
Poco dopo udì lo scatto della serratura. Tornò sotto la veranda e vide la porta aprirsi.
«Ho trovato il Mago Tadashi», annunciò Atsushi, soddisfatto. «È legato e imbavagliato in una stanza sul retro. Venga, la accompagno da lui.»
Zaio seguì il ragazzo fino a una stanza immersa nella penombra. Tadashi era disteso a terra e sollevò lo sguardo appena riconobbe l’amico. Il Primo Mago si affrettò a liberarlo, aiutato da Atsushi.
«Sei venuto a cercarmi, Zaio. Grazie.»
Zaio gli sorrise. «Siamo amici ed ero preoccupato per te. Ma cosa ti è successo? Perché ti tenevano prigioniero?»
Tadashi si rimise faticosamente in piedi. «Due uomini mi hanno condotto in questa casa e mi hanno mostrato un’antica scatolina ricoperta di iscrizioni nella lingua antica. L’avevano trovata mentre zappavano un campo.» Fece una breve pausa. «Volevano che la aprissi, perché non aveva né serrature né meccanismi di apertura visibili.»
Si massaggiò le braccia indolenzite. «Ho riconosciuto subito quella scatola. Contiene uno dei due diamanti neri, pietre antichissime che si credevano perdute per sempre. Si narra che l’altro sia nascosto da qualche parte in un tempio sepolto nel Deserto Mujin.»
Zaio lo osservò incuriosito. «Non conosco questi diamante neri. Quali poteri possiedono?»
Tadashi era un esperto delle antiche leggende di Myoo. «Sono capaci di immagazzinare la magia e di moltiplicarne la potenza quando viene liberata. Naturalmente, non ho rivelato nulla ai due uomini. Soltanto un mago può aprire quella scatola, ma devono aver intuito che contiene qualcosa di prezioso. Uno di loro mi ha colpito alle spalle e, quando ho ripreso conoscenza, mi sono ritrovato qui, legato e imbavagliato.» Guardò l’amico con apprensione. «Non so dove siano andati, ma dobbiamo assolutamente ritrovarli.»
Erano usciti dalla casa senza sapere esattamente dove dirigersi per ritrovare i due uomini. Atsushi rifletteva in silenzio, mentre i maghi discutevano tra loro. Era sicuro di averli già visti da qualche parte. Non abitavano a Komori, ma in uno dei villaggi vicini, anche se non riusciva a ricordare quale.
Per sopravvivere si spostava spesso da un paese all’altro in cerca di piccoli lavori e doveva averli incontrati durante uno dei suoi spostamenti. Continuava a cercare nella memoria, senza riuscire a ricordare dove li avesse visti.
Avevano ormai percorso tutte le strade del villaggio quando Atsushi si fermò di colpo. I due maghi proseguirono per qualche passo prima di accorgersi che il ragazzo non li seguiva più.
Si voltarono entrambi.
Atsushi sorrise. «So dove trovarli!» esclamò.
Zaio e Tadashi si scambiarono uno sguardo sorpreso
.«Come?» chiese il Primo Mago.
«Per sopravvivere faccio piccoli lavori, qui e nei paesi vicini. Sono sicuro di averli visti a Tomari, un villaggio che si trova a poca distanza da qui.» Sorrise soddisfatto. «Seguitemi, vi accompagno.»
Tomari era davvero vicino e lo raggiunsero in meno di un’ora di cammino. Era un piccolo villaggio agricolo, molto simile a Komori.
«Sai dove abitano?» chiese Zaio.
Atsushi si voltò verso di lui. «No, non lo so, ma a quest’ora è probabile che siano alla locanda del paese.»
Il ragazzo li guidò verso il centro del villaggio, dove sorgeva una modesta locanda costruita in legno su fondamenta di pietra. Una pesante porta dava accesso alla sala comune.
Atsushi si fermò davanti all’ingresso. «Entro prima io per vedere se ci sono. Potrebbero riconoscervi», disse, rivolgendo lo sguardo a Tadashi.
I due maghi annuirono e il ragazzo spinse la porta, scomparendo all’interno.
Seduti a un tavolo nell’angolo della sala, i due uomini stavano discutendo animatamente. Tra loro, posata sul tavolo, c’era la scatolina di cui aveva parlato Tadashi.
Soddisfatto della scoperta, Atsushi uscì dalla locanda e raggiunse i maghi che lo attendevano.
«Sono dentro, seduti a un tavolo nell’angolo destro della sala. La scatolina è proprio davanti a loro. Stanno discutendo tra loro.»
Zaio posò una mano sulla spalla di Tadashi. «Entro io. Non mi conoscono.»
«La sua uniforme da Primo Mago potrebbe tradirla», osservò Atsushi.
Zaio rifletté per un istante. «Hai ragione, ma confido nel fatto che siano troppo distratti per accorgersi del mio arrivo.»
«Entro insieme a lei», affermò Atsushi, precedendolo.
Il Primo Mago lo seguì all’interno. Come aveva riferito il ragazzo, i due uomini erano talmente intenti a discutere da accorgersi della sua presenza soltanto quando raggiunse il loro tavolo.
Zaio allungò il braccio e afferrò la scatolina. «Questo oggetto non vi appartiene. Contiene qualcosa di molto pericoloso e deve essere messo al sicuro.»
I due uomini si alzarono di scatto. Uno di loro estrasse un coltello e lo puntò contro il mago.
«Me la restituisca, se non vuole fare una brutta fine!»
Atsushi sbucò da dietro Zaio e spinse con forza l’uomo armato, facendolo cadere a terra.
Il Primo Mago sollevò una mano e i due uomini persero immediatamente i sensi.
Atsushi si voltò verso di lui, sorpreso.
«Un incantesimo del sonno», spiegò Zaio con un sorriso.
Poi si rivolse agli avventori che avevano assistito alla scena. « «Questi due uomini sono entrati in possesso di un oggetto magico molto pericoloso e hanno rapito un mago. Li ho soltanto addormentati. Si risveglieranno tra un’ora circa. Vi chiedo di avvertire le guardie del villaggio.»
Gli uomini seduti agli altri tavoli lo ascoltarono senza intervenire e, dopo essersi scambiati qualche sguardo, ripresero a bere la loro birra, incuranti dei due svenuti.
Il locandiere, che aveva assistito alla scena, si fece avanti. «Ci penso io», disse.
Zaio e Atsushi uscirono dalla locanda, dove Tadashi li stava aspettando.
«Sei stato molto prezioso, Atsushi», disse il Primo Mago. «Mi hai raccontato che svolgi piccoli lavori per sopravvivere. Che ne diresti di venire con noi a Chushin? Potresti lavorare per me. Sto cercando qualcuno che si occupi di consegnare messaggi all’interno del palazzo imperiale e svolgere piccole commissioni. Credo proprio che tu sia la persona adatta.»
Atsushi lo guardò incredulo, poi gli gettò le braccia al collo.
«Grazie, Mago Zaio! Farò del mio meglio.»
Fu così che un incontro fortuito cambiò la vita del giovane Atsushi Nakahara, destinato a diventare il tuttofare del Primo Mago Zaio. Da quel giorno non dovette più vagare di villaggio in villaggio in cerca di un lavoro per sopravvivere. Riconoscente per l’opportunità ricevuta, servì sempre il mago con grande dedizione.