La stanza segreta

Questa storia si svolge prima degli eventi narrati ne «L’Ordine dei Senshi», primo romanzo delle Cronache di Myoo. Racconta un episodio della vita della Maga Sachiko, insegnante presso il palazzo imperiale di Chushin, e il suo rapporto con la giovane Atsuko Hanari. Durante una lezione, Sachiko trasmetterà alla ragazza un insegnamento che, molti anni dopo, si rivelerà fondamentale per affrontare una delle prove più difficili della sua vita.

La rete invisibile

Seduta alla scrivania, la Maga Sachiko era intenta a preparare la lezione che avrebbe tenuto nel pomeriggio. Un tuono la fece sobbalzare. Ormai l’estate volgeva al termine e i temporali erano diventati piuttosto frequenti.

Cercò di ritrovare la concentrazione. La lezione che stava preparando era particolarmente impegnativa e sapeva che per i suoi studenti non sarebbe stato facile seguire le istruzioni. Imparare a resistere a interrogatori brutali, che potevano prevedere anche torture fisiche, richiedeva la capacità di isolare la mente dalle sensazioni del corpo, fino a non percepire più il dolore. Era una pratica difficile, che esigeva impegno e molto esercizio.

Un bussare deciso la fece voltare verso la porta.

«Avanti, è aperto», disse, alzandosi dalla scrivania.

La porta si aprì e sulla soglia comparve Atsushi, il giovane tuttofare del Mago Zaio.

Il ragazzo fece un breve inchino. «Maga Sachiko, il Mago Zaio desidera parlarle. La aspetta nel suo studio.»

Sachiko annuì. «Digli che arrivo subito.»

Atsushi fece un altro inchino e lasciò la stanza, richiudendo la porta alle proprie spalle.

La maga tornò alla scrivania, raccolse i suoi appunti e uscì, chiedendosi cosa desiderasse il Primo Mago. Non accadeva spesso che la convocasse nel suo studio.

Raggiunta la porta, esitò per un istante prima di bussare due volte.

Dall’interno giunse il rumore di alcuni passi. Poco dopo, Zaio aprì la porta e la invitò a entrare. Tornò a sedersi alla scrivania e le indicò la sedia di fronte a lui.

«Maga Sachiko, grazie di essere venuta.» Posò le mani sul tavolo. «Ti ho fatto chiamare perché ho un dubbio.»

La maga si appoggiò allo schienale della sedia. «Di cosa si tratta?»

Un altro tuono fece vibrare i vetri della finestra. Zaio si voltò per un istante, poi riportò l’attenzione su di lei.

«Stavo riflettendo sulle lezioni dedicate alla resistenza agli interrogatori. Sono trascorse tre Ere dall’ultima guerra e mi chiedo se questo insegnamento sia ancora necessario.»

Sachiko non si aspettava una simile osservazione. Si sporse in avanti e fissò il Primo Mago, lasciandosi sfuggire un sospiro prima di rispondere.

«Mago Zaio, so bene che siamo in pace da tre Ere, ma imparare a difendersi è comunque importante. Anche in assenza di guerre, i pericoli possono nascondersi in ogni parte del regno. Un mago in missione potrebbe cadere nelle mani di qualche nobile intenzionato a estorcergli informazioni.»

Fece una breve pausa, abbassando lo sguardo. Quando tornò a guardare Zaio, riprese. «Inoltre, sono ancora ragazzi. Non possiamo sapere cosa riservi loro il futuro. Credo sia meglio prepararli ad affrontare situazioni difficili, nella speranza che non debbano mai mettere in pratica ciò che hanno imparato.»

Zaio la ascoltò con attenzione, riflettendo sulle sue parole. Alla fine annuì.

«Hai ragione. Meglio possedere conoscenze che non serviranno mai, piuttosto che trovarsi impreparati nel momento del bisogno.»

Si appoggiò allo schienale della poltrona.

«Prosegui pure con le lezioni.»

Sachiko stava scendendo fino al primo piano, ripensando alla lezione che stava per tenere. Il vociare degli studenti attirò la sua attenzione quando raggiunse l’aula. Entrò e trovò i ragazzi intenti a ridere e scherzare. Appena la videro, si zittirono e fecero un rispettoso inchino.

«Sedetevi in cerchio», disse la Maga Sachiko. «Oggi vi introdurrò a una tecnica particolarmente difficile.»

Si accomodò al centro del cerchio e lasciò scorrere lo sguardo sui volti attenti degli studenti.

«Vi insegnerò a isolare la mente dalle sensazioni del corpo, una capacità fondamentale per resistere agli interrogatori che potrebbero prevedere anche torture fisiche.»

Gli studenti si scambiarono sguardi allarmati. La maga se ne accorse e sorrise.

«Vi auguro con tutto il cuore di non aver mai bisogno di questi insegnamenti, ma è importante che li conosciate.» Fece una breve pausa. «Per riuscire a non percepire il dolore fisico, dovrete imparare a nascondere la vostra essenza all’interno di una stanza creata nella vostra mente.»

Si alzò e cominciò a camminare tra gli studenti.

«Chiudete gli occhi e rilassate i muscoli, uno alla volta. Cercate di svuotare la mente da ogni pensiero. Immaginate un cerchio bianco e concentratevi su di esso, lasciando che tutto ciò che vi circonda svanisca lentamente. Quando sarete pronti, provate a visualizzare una stanza. Entrate e chiudete la porta alle vostre spalle.»

Sachiko si fermò e attese che gli studenti raggiungessero lo stato meditativo. Si avvicinò a un ragazzo e gli diede un leggero colpetto sulla spalla. Non ottenne alcuna reazione.

Proseguì tra gli allievi finché non raggiunse Atsuko, che aveva ancora gli occhi aperti.

«Non ci riesco, Maga Sachiko. Appena chiudo gli occhi, comincio a pensare a tutt’altro.»

La maga si sedette a gambe incrociate davanti a lei. Teneva molto a quella ragazza. Dieci anni prima Atsuko aveva perso i genitori, rimanendo orfana. Una disgrazia che anche Sachiko aveva conosciuto. Forse proprio per questo, senza rendersene conto, aveva finito per affezionarsi a lei.

Le prese delicatamente le mani.

«Segui le mie istruzioni. Chiudi gli occhi e immagina una scala che scende nell’oscurità. Riesci a vederla?»

«Sì, una scala bianca. Tutto intorno è completamente buio», rispose Atsuko, meravigliata.

«Bene. Continua a scendere. Alla fine troverai un pianerottolo con alcune porte.»

«Sì, le vedo», confermò Atsuko. «Sono tre. Quale devo aprire?»

«Scegli quella che preferisci. Sarà il tuo rifugio interiore.»

Atsuko si avvicinò a una delle porte e posò la mano sulla maniglia. Rimase immobile, trattenendo il respiro, poi la spalancò.

Varcò la soglia e richiuse la porta alle proprie spalle. La stanza aveva le pareti completamente bianche e, sulla parete di fondo, si trovava una poltrona dello stesso colore.

Si accomodò e avvertì il battito del cuore rallentare. Non riusciva più a percepire nulla di ciò che accadeva all’esterno.

Sachiko aveva seguito l’intero percorso della ragazza attraverso la propria magia. Atsuko era riuscita a trovare la stanza con una facilità sorprendente. Le era bastata una piccola guida per raggiungere uno stato di isolamento completo.

La maga allungò una mano e le diede un leggero pizzicotto sulla guancia. Atsuko non reagì.

Sachiko batté forte le mani e gli studenti uscirono contemporaneamente dalla trance.

Tutti tranne Atsuko.

La ragazza era ancora rinchiusa nella propria stanza.

La maga si avvicinò e la scosse delicatamente. «Atsuko, puoi uscire dalla tua stanza.»

Non ottenne alcuna risposta. La ragazza era talmente isolata da non percepire nemmeno la sua voce.

Sachiko le posò una mano sulla testa e lasciò fluire la magia, entrando nella sua mente grazie al collegamento che si era creato con lei. Raggiunse la scala bianca e cominciò a scendere fino al pianerottolo. Individuò la porta scelta da Atsuko e la attraversò.

La trovò profondamente addormentata sulla poltrona, immersa in una quiete assoluta.

Le si avvicinò e la scosse delicatamente per svegliarla.

«Atsuko, adesso puoi uscire. La lezione è finita.»

Le prese la mano e la guidò fuori dalla stanza.

Quando Atsuko riaprì gli occhi, si ritrovò nuovamente nell’aula. Si guardò intorno, spaesata.

«Cos’è successo?» domandò, incredula.

«Hai trovato la stanza segreta dentro di te», rispose Sachiko, ancora sorpresa dalla facilità con cui la ragazza aveva raggiunto quello stato. «Ora dovrai imparare a mantenere un contatto con l’esterno, percependo le voci e ciò che accade intorno a te senza interrompere l’isolamento. Altrimenti rischi di rimanere intrappolata nella tua stessa mente. Oggi sono riuscita a riportarti fuori dalla stanza perché avevo mantenuto il collegamento magico stabilito durante l’esercitazione, ma se dovessi trovarti da sola potresti non riuscire a uscirne.»

La maga si rivolse agli altri studenti.

«Ho visto che vi siete impegnati tutti. Alcuni di voi sono riusciti a isolarsi piuttosto bene, anche senza trovare la propria stanza.» Lasciò scorrere lo sguardo sui loro volti. «Non preoccupatevi se non ci siete ancora riusciti. Qualcuno raggiunge questo stato più rapidamente, come Atsuko, mentre altri hanno bisogno di maggiore esercizio. Vi prometto che, con il tempo, tutti riuscirete a trovare il vostro rifugio interiore.»

Terminata la lezione, gli studenti cominciarono a lasciare l’aula. Sachiko trattenne Atsuko prima che raggiungesse la porta.

«Mi hai davvero sorpresa, Atsuko. Ti ho guidata soltanto all’inizio, ma sei riuscita a trovare la stanza da sola.»

Abbassò brevemente lo sguardo, poi tornò a osservare la ragazza.

«Vieni nel mio studio. Vorrei approfondire questa tecnica con te. Sei già più avanti degli altri.»

Nei giorni successivi, Atsuko continuò a frequentare le lezioni insieme agli altri studenti, affiancandole a quelle private impartite da Sachiko. Grazie all’esercizio costante, riuscì a perfezionare la tecnica, imparando a raggiungere rapidamente la stanza segreta della propria mente senza perdere del tutto il contatto con il mondo esterno.

Ora era in grado di percepire le voci e ciò che accadeva intorno a lei, mantenendo il necessario distacco dalle sensazioni del corpo.

Atsuko aveva seguito ogni lezione con grande impegno, pur essendo convinta che non avrebbe mai avuto bisogno di mettere in pratica quegli insegnamenti.

Non poteva immaginare quanto si sbagliasse. Un giorno, quella stanza nascosta nella sua mente l’avrebbe davvero protetta.